Quell'inverno nevicò. Motivo in più per ricordarsene: a Barcellona succede di rado. Però, fu tale la valanga di avvenimenti di quell'inverno che me ne sarei ricordata comunque, senza bisogno di vedere coperto di bianco il mio giardinetto appena piantato. Un anno fitto di avvenimenti. Inaugurai la mia nuova casa, intrapresi una vita indipendente, e le circostanze, più che il destino, vollero che mi venisse affidata la mia prima indagine e che, di conseguenza, per disgrazia o per fortuna, facessi la conoscenza dell'ispettore Garzon.
Barcellona, anni Novanta. In un momento in cui il personale scarseggia, un caso di stupro apparentemente ordinario viene affidato ad una coppia improbabile di investigatori: un'ispettrice relegata da anni ad un monotono lavoro di archivio, l'ex avvocato Petra Delicado, e un poliziotto da poco trasferito in città e prossimo alla pensione, Fermin Garzon. Come in ogni romanzo che si rispetti, scopriremo ben presto che nella vicenda non c'è nulla di ordinario: gli stupri si moltiplicano, collegati da un curioso simbolo che il violentatore imprime sul braccio delle vittime, e la stampa comincia a seguire le indagini con morbosità...
Con Riti di morte, Alicia Giménez-Bartlett mette in scena per la prima volta la coppia investigativa Delicado-Garzon, protagonista, ad oggi, di una decina di romanzi gialli. Nel corso dell'intero racconto, l'autrice prova a conferire ai due personaggi principali un profilo definito e a costruire tra loro una dinamica credibile. Di fatto, trattandosi di un inizio, la coppia investigativa non esiste ancora: bisogna crearla, delineando caratteri e motivazioni e indugiando su qualche episodio del passato particolarmente significativo (gli ex mariti di Petra, i suoi trascorsi da avvocato, la moglie defunta di Fermin...). Petra e Fermin, agli antipodi per formazione, pregiudizi, sensibilità ed esperienze, devono incontrarsi, conoscersi, cominciare a lavorare insieme, lamentarsi l'uno dell'altra e sfidarsi, per poi raggiungere, da un certo punto in avanti, quell'equilibrio necessario a risolvere il caso.
Seguendo il punto di vista della quarantenne Petra, fresca reduce dal secondo divorzio, il lettore assiste alle loro schermaglie, talvolta convincenti, talvolta piuttosto piatte e stereotipate. Nonostante la dinamica, spesso, funzioni, l'impressione generale è che sia tenuta in piedi da piccole forzature sparse qua e là. E lo stesso può dirsi del giallo: inizialmente intrigante, specie per quanto riguarda il ruolo svolto dalla stampa e dall'opinione pubblica, viene poi concluso in modo un po' prevedibile o comunque senza una grande suspense, facendo collimare quasi meccanicamente tutte le tessere del puzzle. Il risultato è formalmente corretto, ma al lettore resta una vaga impressione di incompiutezza.
L'ambientazione catalana, poi, ha il demerito di non aggiungere nulla di particolare o di rilevante alla vicenda: siamo a Barcellona, ma potremmo essere ovunque, dato che non c'è niente di caratterizzante o di unico nella descrizione dei luoghi (mi rendo conto che nel formulare questo giudizio potrei essere stata influenzata da un'eccessiva frequentazione dei romanzi di Zafon...).
A questo punto, avendo elencato tutte le debolezze di Riti di morte, devo dire anche, per completezza, che la storia è piuttosto godibile e che la lettura risulta molto scorrevole: un mix perfetto per svagarsi, rilassarsi e divertirsi a mettere alla prova le proprie capacità deduttive ed investigative. Molto consigliato per viaggi in treno o per serate invernali solitarie.

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