Nel 1982 a Milano appare un singolare annuncio di lavoro, diffuso dalla Ogilvy (l'agenzia di pubblicità fondata dal britannico David Ogilvy, un maestro della comunicazione). La figura professionale che si cerca è quella del copywriter (o "autore di testi pubblicitari") e quelle che seguono sono le caratteristiche che si richiedono ai candidati: poche righe in cui si condensa un mestiere tanto affascinante quanto difficile e - troppo spesso - banalizzato.
Per noi un copywriter non è un giocatore di parole o un inventore di fantasie gratuite.
Un copywriter è qualcuno che sa scrivere molto bene in italiano. Un italiano chiaro, semplice, vivo; mai manieristico o inutilmente goliardico.
Il copywriter, come tutti coloro che hanno vere capacità creative, è un pignolo. Prima di metter mano a una campagna vuol sapere tutto sul mercato, sul prodotto, sul consumatore.
Il copywriter, nella realizzazione, cura minuziosamente tutti i dettagli.
Il copywriter ama parlare con la gente, verificarsi direttamente con il pubblico. Diffida delle ricerche se sono troppo schematiche, troppo astratte o troppo astruse.
Il copywriter crede nel nostro mestiere, lo prende sul serio, si impegna a fondo. Si diverte a farlo bene.
Il copywriter è malato di inguaribile curiosità. Vuol sapere che cosa c’è di nuovo nella testa della gente.
Il copywriter difende con chiarezza le sue idee, ma sa anche ascoltare. Sa che nel nostro lavoro chi smette di imparare diventa presto inutile.
Il copywriter è un buon compagno di lavoro. Rispetta i suoi colleghi in tutti i reparti dell’agenzia e si fa rispettare da loro.
Il copywriter sorride spesso. Riesce a mantenere il buonumore anche quando un regista sbaglia una ripresa o un cliente rifiuta una proposta.
Il copywriter non si accontenta mai della mediocrità.
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