lunedì 18 gennaio 2010

Il riccio


Paloma: "I miei genitori sono ricchi, la mia famiglia è ricca, e di conseguenza mia sorella ed io siamo virtualmente ricche."

Renée: "Sono vedova, piccola, brutta, grassottella, ho le cipolle ai piedi e, certe mattine in cui proprio non mi piaccio, ho l'alito di un mammut."


Trasposizione cinematografica del best-seller e caso letterario L'eleganza del riccioIl riccio, diretto dalla ventottenne Mona Achache, al suo esordio cinematografico, è un film particolarmente riuscito. Muriel Barbery ne ha preso le distanze, sostenendo di non condividere molte delle scelte operate dalla regia e di considerare il film un tradimento del proprio romanzo. Io, invece, che a suo tempo ho molto apprezzato il libro, l'ho trovato davvero ben fatto.

Al centro del film c'è la giovanissima e biondissima Paloma Josse, con i suoi occhialetti ovali, il suo visino curioso e la sua telecamera, che funge da surrogato cinematografico del diario e dei "pensieri profondi" su cui è incentrato il romanzo. Attraverso il suo sguardo da ragazzina fin troppo matura e disincantata per la sua età inquadriamo i diversi personaggi, a partire da familiari e conoscenti fino alla misteriosa portinaia Renée e al nuovo inquilino, il ricco e colto vedovo giapponese Kakuro Ozu. L'indirizzo dello stabile in cui la vicenda si svolge cambia rispetto al romanzo, ma siamo sempre nel contesto di una Parigi elegante e benestante, con dinamiche sociali e personaggi stereotipati (la portinaia trasandata, ignorante e scontrosa; gli inquilini ricchi e snob) che solo un'occhio attento, curioso e libero da pregiudizi può superare.

La sceneggiatura si concede delle piccole libertà e semplifica al massimo alcuni rapporti e situazioni ma, dal mio punto di vista, si tratta di modifiche inevitabili quando si vuole rendere sullo schermo un libro complesso, fatto essenzialmente di pensieri, di introspezione e di riflessioni.  Anche perché un regista non può avere l'obiettivo di dire tutto, ma deve scegliere e interpretare. E il risultato, in questo caso, è un film scorrevole, essenziale e discreto, quasi sussurrato, così come discreti sono i suoi protagonisti: su tutti la portinaia intellettuale Renée Michel, che ha il volto particolarmente azzeccato di Josiane Balasko.

Il film è arricchito da alcune brevi scene di animazione, nelle quali i disegni di Paloma prendono vita, e da una colonna sonora che contribuisce a creare un'atmosfera elegante e delicata. Niente male, per un'opera prima.

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