lunedì 10 marzo 2008

Il voto spagnolo

Nel marzo 2004 si era parlato di una vittoria 'accidentale' del PSOE, viziata (se non 'determinata') dal terrorismo. Nel 2008, l'allora premier-per-caso Zapatero (classe 1960: praticamente, un bambino...) viene rieletto, ottenendo un numero di seggi maggiore rispetto alla tornata precedente: segno che un Partito Socialista serio può non soltanto essere forza di governo ma anche confermarsi come maggioranza. Il candidato del Partito Popolare Rajoy (classe 1955: anche lui, un ragazzino...), che pure guadagna qualche seggio in più rispetto al 2004, si comporta da uomo politico (nonché da persona civile), ammette la sconfitta e si congratula con il vincitore. I risultati elettorali arrivano a pochissime ore dalla chiusura dei seggi (fissata per le ore 20; il 90% dello scrutinio era ultimato già alle 23...).
Nel complesso, la Spagna chiamata alle urne ci rifila una lezione di democrazia.

2 commenti:

gpetruc ha detto...

Questi sono momenti in cui rimpiango di non essere andato a fare il PhD all'IFAE di Barcellona, invece di restarmene a Pisa.

Peraltro la sinistra non è andata male nemmeno in Francia

   Gio

Lisa ha detto...

La Spagna negli ultimi trent'anni ha fatto passi da gigante, e sotto tutti i punti di vista (sarà merito di bipolarismo e alternanza?).

Il caso francese invece mi sembra diverso: da profana, credo che il voto alle amministrative sia più una 'protesta' contro l'UMP di Sarkozy che una vera e propria affermazione dei socialisti (ricordiamoci che i socialisti francesi, quanto ad autolesionismo, fanno concorrenza al nostro centrosinistra del 2006 - alle elezioni presidenziali dell'anno scorso si sono praticamente auto-sabotati...).

Non so se si possa parlare di 'vento nuovo'... :)