venerdì 29 febbraio 2008

Verso le elezioni in Russia

Domenica 2 marzo si svolgeranno in Russia le elezioni presidenziali. Elezioni di cui si parla decisamente poco e il cui esito sembra già scritto. In proposito, segnalo:
- l’intervista di Fabio Fazio a Garry Kasparov, domenica scorsa a Che tempo che fa;
- il pezzo che segue, tratto dal sito di Articolo 21:


L'erede e il leader nazionale
di Flavio Fusi

Una campagna elettorale fantasma. Poche bandiere sui ponti della Moscova, nessuna manifestazione per le vie della città. Nel cuore della capitale – davanti al Cremlino – un gigantesco manifesto ritrae insieme Vladimir Putin e Dmitry Medvedev: il presidente, e l uomo che sarà presidente. A Mosca li chiamano: l’erede e il leader nazionale. Il copione è già scritto. Gli ultimi sondaggi – ufficialmente proibiti in questa ultima settimana prima del voto - danno al delfino di Putin una schiacciante vittoria ( tra il 61 e l’80 per cento dei suffragi). Missione impossibile per gli altri candidati. Il comunista Ziuganov e l’ultra-nazionalista Zirinovski si contendono una nicchia elettorale residua, sufficiente solo a garantire privilegi politici e sociali ai dignitari dei due partiti.


Nell’ultimo messaggio elettorale, il presidente in pectore ha alzato la bandiera della stabilità. “Abbiamo vissuto troppe rivoluzioni, troppi sconvolgimenti, oggi la Russia ha bisogno di stabilità.” E’ il ‘putinismo’ trionfante. A dicembre, la forza del regime ha spazzato via la debole opposizione democratica con cariche di polizia nelle strade e ferreo controllo delle urne. Domenica, non ci saranno ai seggi gli osservatori dell’Osce. E Amnesty International denuncia la sistematica distruzione delle libertà civili in Russia: “non c’ è spazio per l’ opposizione. Manca una vera campagna elettorale.”


Estrema protesta: il dissidente Garry Kasparov annuncia la creazione di un parlamento ombra. Commenta Lev Ponomariov, del movimento per i diritti umani: “negli anni Novanta c’è stata una vera rivoluzione democratica. Ora vince la reazione.” Mentre si chiude il cerchio politico del ‘putinismo’, si chiude anche un poderoso cerchio economico. Con la fusione, annunciata a Mosca, tra il gigante dell’ energia Gazprom e il gigante del carbone russo Suek. Una operazione colossale, concepita nel cerchio di influenza del Cremlino. La fusione tra Gazprom e Suek è un nuovo passo nella centralizzazione dell’economia russa. In cinque anni, il controllo dello Stato nei settori strategici della produzione è cresciuto dal 24 al 40 per cento.
Aggiornamento (2 marzo 2008)
Fabrizio Dragosei, Tutto orchestrato per il trionfo di Medvedev
Russia: trionfo per Medvedev [da Corriere.it]

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